Beni confiscati in Lombardia, dal crimine all’assistenza sociale

aprile 23, 2014
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E’ quanto viene alla luce da un’accurata analisi compiuta da Libera (l’associazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti), che ha messo sotto la lente i 958 beni confiscati in regione, di cui 585 a Milano e il resto a Brescia (93), Varese (77), Como (43) Pavia (38), Monza (37), Lecco (35), Bergamo (26), Lodi (7), Mantova (6) e Sondrio (4). Proprio ieri, a Trezzano sul Naviglio (Milano) è stato consegnato dal Comune (gestito dal commissario straordinario Giuseppe Scaduto dopo lo scioglimento del consiglio comunale) a Libera un immobile destinato a diventare presidio di legalità nella zona sud ovest di Milano.

Origine.

I 958 beni sono stati confiscati a 211 prevenuti. Il prevenuto è la persona a carico della quale viene disposta una misura di prevenzione (personale o patrimoniale). Nel caso specifico il soggetto imputato a cui viene sequestrato o confiscato un bene. Sul 66% di questi beni si hanno informazioni. Il 46% di essi è stato confiscato alla ‘ndrangheta, il 14% a Cosa nostra, il 4% alla camorra, il 2% alla stidda siciliana, l’1% alla Sacra corona unita pugliese, il 10% ad altre organizzazioni mentre del 23% non si conosce la fonte originaria.

Reati alla base.

Interessante vedere quali sono i reati alla base delle confische. Innanzitutto quelli per droga, poi il riciclaggio (spesso abbinato in realtà al narcotraffico), i reati fiscali, l’associazione mafiosa, l’estorsione e l’usura.

Quanto alla tipologia dei beni, il 39% è composto da abitazioni, il 31% da box. garage, cantine e posti auto, l’11% da locali generici o commerciali, il 10% da ville, il 6% da terreni, il 2% da capannoni (1% altro).

Il 53% dei beni è stato destinato, il 34% è in gestione all’Agenzia nazionale mentre il 13% è in attesa di conoscere le proprie sorti.

Il 68% dei beni è utilizzato e le cause di quel 32% che non si utilizza sono da ricercare soprattutto nell’attesa della ristrutturazione (questo vale per un immobile su due).

Il 58% dei beni è gestito dai Comuni, a seguire le associazioni (19%), le cooperative sociali (16%), le fondazioni (6%) e le aziende speciale o i consorzi (1%).

Assistenza sociale.

Nel 71% dei casi l’attività che viene svolta nei beni confiscati è l’assistenza sociale. Nell’11% dei casi, ed è anche questo un dato interessante, l’attività è protesa allo sviluppo economico e alla coesione sociale. Poi vengono cultura, sport e ricreazione (8%), sanità (7%), istruzione e ricerca (1%) mentre il 2% non è catalogabile in alcuna di queste categorie.

Degni di attenzione sono anche i servizi offerti all’utenza. Nel 36% dei casi si tratta di alloggi e servizi agli indigenti. Poi servizi di assistenza per i minori (18%), attività culturali e creative (12%), assistenza sanitaria e psicologica (11%), asili (7%), accoglienza di mamme e bambini (4%), accoglienza di ex detenuti e/o tossicodipendenti (4%), cooperazione internazionale (3%) mentre quel 5% che costituisce la voce “altro”, racchiude servizi di protezione civile e sistemazione del verde pubblico.

r.galullo (da ilsole24ore.com)

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