Il Tribunale di Roma spiana la strada alla catalogazione dei beni confiscati

aprile 23, 2014
By

L’11 marzo, in Commissione parlamentare antimafia, l’imbarazzo era palese. Sentirsi raccontare da Guglielmo Muntoni, presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma, che in poche settimane avevano messo in piedi un sistema informatico di catalogazione che l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie (Anbsc) non ha mai avuto, non era facile da digerire. Un motivo in più per accelerare la riforma della stessa Agenzia.

Muntoni ha spiegato il motivo della piattaforma informatica: il suo ufficio è passato da una media di meno di 10 misure patrimoniali all’anno alle 73 del 2013. Questo ha determinato una modifica tabellare del tribunale, con l’aumento dell’organico della sezione in modo da poter costituire un collegio di tre giudici che si occupa quasi esclusivamente di misure di prevenzione.

Se così è a Roma, figuriamoci il quadro che ne esce incrociando tutti i dati del resto d’Italia e così sarebbe logico aspettarsi che l’Agenzia nazionale abbia il coordinamento, trattandosi dell’unico ente che può disporre di una visione di insieme di tutte le procedure pendenti.

Sarebbe dunque opportuno che l’Agenzia disponesse finalmente di un adeguato sistema informatico e che i tribunali fossero in grado di comunicare i dati dei beni sequestrati in tempi celeri e su supporto informatico.
A questo fine, il tribunale di Roma sta sviluppando un progetto, ormai giunto alle battute finali, di archiviazione di tutti i dati relativi alle aziende e ai beni immobili registrati su un grande database da collocare nel sito del tribunale e poi da comunicare all’Agenzia e ai possibili destinatari dei beni.

È un modo per mettere in condizione l’esecuzione del protocollo, ha affermato Muntoni, e per il Comune di Roma, ad esempio, per avere una visione di insieme di tutti i beni di cui potrebbe disporre, quindi per predisporre un piano di utilizzo dei beni completo, organico e non occasionale in relazione ai beni più importanti.
Il tribunale di Roma sta gestendo un numero spropositato di immobili. Secondo i dati del sistema Sippi (Sistema informativo prefetture e procure d’Italia), risultano in questo momento 1.052 immobili, 476 aziende, 362 veicoli e varie imbarcazioni.
Si tratta di immobili di vario genere, dal terreno al box, fino a edifici da 3.000 metri quadrati e oltre. Moltissimi di questi immobili, se presi nel loro insieme, potrebbero risolvere, ad esempio, il problema dei senza casa, di studenti fuori sede, di centri antiviolenza, di centri per anziani, ma ovviamente, parlando anche indirettamente di spending review, di locali per i commissariati e così via.

«Il procuratore Pignatone raccontava che per gli affitti la sola Polizia di Stato spende 5 o 6 milioni all’anno a Roma – ha affermato Muntoni davanti ai commissari antimafia – ma so che i Carabinieri non spendono di meno. Ho avuto, infatti, modo di parlare con il Comandante della regione: cercavano immobili per risparmiare affitti anche da mezzo milione all’anno per immobile. La voce, quindi, sarebbe importante e potrebbe anche consentire una manutenzione migliore dei veicoli, una maggiore presenza sul territorio delle forze di polizia, oltre a una spesa che si riduce in modo netto per l’erario».
La speranza è che questo sistema di archiviazione e comunicazione dei dati, per il quale il Tribunale di Roma è già in contatto con altri tribunali, si diffonda in modo che diventi patrimonio comune a partire dall’Agenzia.

Anche perché non ci vuole una vita a predisporre una piattaforma di consultazione rapida ed efficace (e migliorabile). A metà gennaio Muntoni ha applicato due sottufficiali della Guardia di finanza che lavoravano all’Agenzia. Hanno creato un database che contiene tutte le informazioni che possono essere utili per i giudici, per la gestione dei beni e per i destinatari.
Si immettono, infatti, non solo i dati catastali, ma i metri quadrati, le condizioni, le possibili destinazioni già evidenziate e anche le foto, in modo che si possa subito vedere senza dover andare ogni volta direttamente a visionare il bene. Prima ci si fa un’idea e poi, se necessario, si farà il sopralluogo.

Un mese fa, il Tribunale era al 70-80% di immissione dei dati e ora il lavoro è quasi ultimato. «Stiamo operando insieme a una società che si occupa dell’esecuzione immobiliare e mobiliare per il tribunale civile di Roma – ha spiegato Muntoni ai commissari antimafia – che ha offerto tutto il suo appoggio gratuito per la creazione del software. Loro, ovviamente, ne traggono un vantaggio: guadagnano una percentuale, ma modestissima, sull’eventuale vendita dei beni. Sono servite un paio di settimane per organizzare tutte le colonne del database e prendere tutti gli accordi necessari con la società. Ovviamente, infatti, il database deve essere compatibile con i programmi di quella società, ma in due, tre settimane abbiamo risolto tutto e siamo partiti con l’immissione dei dati».
Non resta che attendere.

r.galullo (da ilsole24ore.com)

link all’articolo

Tags:

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CHI SIAMO

EVENTO

"ATAC punto e a capo!"

Giovedì,
30 gennaio 2014

ore 15,00

Aula Magna della
Facoltà Valdese
di Teologia
Via Pietro Cossa 40
(Piazza Cavour)
Roma

Cartella Stampa »

Comunicato Stampa »

viva la costituzione

Archivi