Comune, municipalizzate in vendita

aprile 8, 2014
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Un risparmio di 200 milioni di euro annui. Che, aggiunto ai 300 milioni di tagli ai contratti di servizio, aiuterebbe il Campidoglio a risolvere almeno in parte il problema del debito delle aziende partecipate, che affossa i conti del Comune.

Il governo è stato chiaro: l’amministrazione capitolina ora deve correre ai ripari, riducendo i costi della galassia delle partecipate i cui debiti, secondo il decreto Salva Roma, devono essere compresi nel piano di rientro triennale. Il bilancio pluriennale del Campidoglio prevede già un taglio sui contratti, che interessa soprattutto Atac e Ama. Il sindaco ha quindi annunciato la dismissione di 20-30 società minori, su un arcipelago di 89 aziende del gruppo Roma Capitale. Così come potrebbero essere cedute alcune farmacie comunali (Farmacap ha presentato al Comune un conto da 15 milioni di debiti) e altri pacchetti azionari, da Multiservizi a Fiera di Roma, che saranno messi in parte sul mercato lasciando al Comune comunque una partecipazione più o meno rilevante. Ma la scure potrebbe toccare altre società in passivo: da Assicurazioni di Roma a Risorse per Roma.

AUMENTI DI CAPITALE
Il gruppo delle aziende capitoline, ancora mai unificate in una vera holding, costa ogni anno quasi due miliardi di euro ai romani. Pagati sotto forma di aumenti di capitale e trasferimenti vari da parte del Campidoglio che, in molti casi, servono a ripianare deficit strutturali e debiti accumulatisi nel corso degli anni. Una fotografia scattata dalla Consoc, la banca dati istituita dal governo con la Finanziaria del 2007, che regolamenta la dichiarazione dell’elenco dei consorzi e delle società a totale o parziale partecipazione da parte delle amministrazioni pubbliche. Gli ultimi dati comunicati al dipartimento della Funzione pubblica, relativi al 2012, parlano di 2,2 miliardi di euro di fondi pubblici versati dalle varie amministrazioni nel Lazio (in grande maggioranza da Roma Capitale) alle aziende partecipate: un dato secondo solo a quello della Lombardia, che però ha un numero di abitanti molto più alto.

LE AZIENDE MAGGIORI
La parte del leone la fa l’Ama: nelle casse di via Calderon de la barca il Campidoglio ha versato nell’anno di riferimento 687 milioni, in buona parte pagati direttamente dai cittadini con la tariffa rifiuti. E i costi nel frattempo sono ulteriormente lievitati, tra incremento della raccolta differenziata e invio dei rifiuti in altre regioni. Nella classifica degli oneri, subito dopo c’è ovviamente l’Atac, che nel 2012 è costata al Comune 486 milioni e rotti, in gran parte versati per un contratto di servizio che ha mostrato grosse falle nel servizio, nonostante l’aumento del deficit dell’azienda di via Prenestina. Proprio in quel periodo, peraltro, il consiglio comunale aveva avviato il rientro di Atac Patrimonio nella società madre, finalizzato alla riduzione del debito con la valorizzazione e cessione di alcuni immobili, a partire dalle ex rimesse di piazza Ragusa, piazza Bainsizza e San Paolo: un’operazione che è ancora nella fase embrionale, anche perché le cessioni di immobili sono ancora ferme tra iter amministrativo e pastoie burocratiche di ogni tipo. Roma Capitale, secondo i dati Consoc, nell’anno solare ha versato quasi 28 milioni nelle casse dell’Agenzia della mobilità, posseduta al 100 per cento dall’amministrazione capitolina, che si occupa di regolare e gestire il trasporto pubblico e privato della Capitale.

LE ALTRE
Zètema Progetto Cultura ha invece incassato 72,8 milioni per la gestione del patrimonio culturale della Città eterna di competenza comunale. Roma Entrate, altra società interamente controllata dal Campidoglio, è costata 18,3 milioni di euro in un anno. Un nonsenso evidente per un’azienda che, tra le sue mission, avrebbe quella di portare ricavi nelle casse di Palazzo Senatorio. Discorso simile per Risorse per Roma che, tra l’altro, dovrebbe portare a termine le pratiche degli ultimi condoni, recuperando altre risorse per l’amministrazione: nel 2012 Palazzo Senatorio ha sborsato per il servizio 46,5 milioni. Meglio è andata per il Car, in Centro agroalimetare romano, di cui il Campidoglio possiede il 31 per cento: nell’anno di riferimento l’amministrazione cittadina non ha dovuto sostenere oneri per la struttura di Guidonia.
Stessa sorte per Aeroporti di Roma, dove Roma Capitale ha una piccola partecipazione (1,33 per cento), per il Centro ingrosso fiori (8,97 per cento) e per le Assicurazioni di Roma (74,35 per cento). Ma sulla mutua capitolina la bufera si è abbattuta a fine 2013, con Ignazio Marino che ha deciso di azzerare il consiglio di amministrazione, parlando di di un «quadro particolarmente allarmante sulle modalità di gestione».

di Fabio Rossi (da ilmessaggero.it)

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One Response to Comune, municipalizzate in vendita

  1. angelo artale on aprile 8, 2014 at 11:59 am

    BENE
    SE LE VENDONO
    MEGLIO TARDI CHE MAI
    SONO VERGOGNOSI CARROZZONI MANGIASOLDI

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