Dossier “Danno Comune”. Il caso AMA Spa

gennaio 6, 2014
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IL CASO AMA SPA, L’AZIENDA MULTISERVIZI PUBBLICA CHE SI OCCUPA DI RACCOLTA, TRASPORTO, TRATTAMENTO, RICICLAGGIO E SMALTIMENTO RIFIUTI

a cura di Massimiliano Iervolino

Premessa

Questo testo ha l’arduo compito di sintetizzare la complessa condizione in cui si trova l’Ama spa, azienda affidataria per conto di Roma Capitale della gestione del ciclo integrato dei rifiuti oltre che dei servizi integrativi di decoro cittadino e dei servizi cimiteriali. Al fine di ottemperare a questo obiettivo sono stati esaminati sia il bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2012 che il report prodotto dal “ Gruppo Roma Capitale”. Inoltre, visto che nel giugno del 2011 la Commissione europea ha riaperto la procedura di infrazione (n. 2011/4021) contro l’Italia – perché da anni nella discarica di Malagrotta venivano smaltiti rifiuti non trattati, violando la direttiva 1999/31/CE – si ritiene importante valutare il “modello” di gestione dei rifiuti a Roma prima e dopo l’intervento di Bruxelles, affinché si possano comprendere fino in fondo alcune motivazioni riguardanti le difficoltà economiche e il deficit impiantistico dell’azienda affidataria. Complicazioni che, durante le festività natalizie, hanno avuto come diretta conseguenza i rifiuti per strada e le ormai famose foto che ritraevano i maiali vicini ai cassonetti stracolmi di immondizia.

Contratto di servizio

L’Ama spa costituisce il principale operatore italiano nella gestione integrata dei servizi ambientali, si occupa di servizi di igiene urbana su tutto il territorio di Roma Capitale curando la pulizia delle strade e tutti i servizi necessari alla gestione dell’intero ciclo dei rifiuti: raccolta, trattamento, smaltimento, riciclo e recupero di energia. L’Ama spa è una società a totale partecipazione di Roma Capitale (100 %).

Il contratto di servizio che disciplina il rapporto tra Roma Capitale ed Ama spa venne approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 33 del 28 gennaio 2004, tale accordo era stato stipulato per gli anni 2003, 2004 e 2005, successivamente ci furono diverse proroghe, l’ultima di queste è stata ratificata a dicembre 2013.

Il servizio è sempre stato affidato in house senza mai procedere a nessuna gara. Ama spa a sua volta controlla le seguenti aziende: Ama soluzioni integrate (100%), Roma multiservizi (51%), Servizi ambientali Ama (in liquidazione) (87,50%). Le collegate all’azienda capitolina sono: Marco Polo (34,23%), Cisterna ambiente (29%), Fiumicino servizi (in liquidazione) (29,6%), Ecomed (50%), Co.Ri.Se (50%), E.P Sistemi (40%), Fondazione “Insieme per Roma”.

Conto economico e personale

Nell’esercizio 2012 la società registra un utile pari a 2.337.000 euro in lieve aumento rispetto al dato dell’anno precedente (1.771.000 euro). Nonostante questo risultato, v’è da segnalare che cresce lo squilibrio finanziario a seguito dei maggiori oneri ascrivibili sia all’aumento dei tassi di interesse sia alla maggiore esposizione (a breve) nei confronti degli istituti di credito.

I crediti verso Roma Capitale ammontano a 549.951.000 euro (di cui circa 329 milioni per il contratto di servizio), contro 522.555.000 euro al 31-12-2011. I debiti Ama verso fornitori, banche, controllate e debiti tributary corrispondono a circa 1.330 milioni di euro ed in più l’affidataria ha passività verso il comune di circa 229 milioni; giacché considerando anche altre voci l’ammontare del debito totale si attesta intorno ai 1.793 milioni di euro. I crediti dell’azienda ammontano a 938 milioni di euro, di cui 282 verso clienti ed altri per Ta.Ri ed il resto verso Roma Capitale. L’incasso dei crediti verso l’azionista costituisce elemento determinante per il miglioramento della posizione finanziaria dell’Ama spa. Tant’è che il Collegio Sindacale rileva che: “permangono criticità legate agli incassi verso i clienti e verso l’azionista, dette criticità sono state accentuate dal completo utilizzo delle linee di fido bancario nel corso nel corso dei primi mesi del 2013. Conseguentemente l’equilibrio finanziario di breve periodo, è fortemente dipendente dal supporto finanziario dell’azionista.”  L’Ama spa ha incassato per il 2012 circa 666 milioni di euro dalla tariffa dei rifiuti ed i ricavi da contratto di servizio di igiene urbana sono pari a 653.8 milioni di euro.

I dipendenti dell’azienda sono 7.966 (di cui: 6918 operai; 967 impiegati; 55 quadri; 26 dirigenti) 100 unità in più rispetto al 2011. Per un costo del personale di circa 327 milioni di euro all’anno (+ 9 milioni nel 2012). A tal proposito il Collegio Sindacale: “ha riscontrato che, in alcuni casi, i processi di selezione ed assunzione e/o stabilizzazione delle risorse non hanno garantito né la conservazione della documentazione a supporto della selezione né è stato richiesto il parere preventivo del Collegio Sindacale alle assunzioni effettuate da parte del personale stabilizzato proveniente dalla controllata Servizi Ambientali in liquidazione (..) inoltre in corso d’anno si sono riscontrati aumenti salariali o di livello non supportati da adeguata motivazione.”  Inoltre, con decorrenza novembre 2012, la società ha trasformato 1.513 contratti di lavoro da part time in full time ai fini dell’implementazione del progetto di sviluppo di raccolta differenziata. Non è noto l’effetto economico di tale decisione in quanto non comunicato dall’azienda. L’effetto economico di tale manovra potrà essere percepito nel conto economico del 2013. Si sottolinea come, in mancanza di copertura adeguate o di operazioni di efficientamento, tali trasformazioni potrebbero impattare pesantemente in termini di incrementi tariffari. Inoltre il Collegio Sindacale in materia di assunzioni: “prende atto dell’avvio del procedimento penale a seguito delle inchieste giudiziarie del 2010, che hanno riguardato un precedente Amministratore Delegato ed alcune figure apicali della società, con il loro invio a giudizio. Inoltre, il Collegio Sindacale, preso atto della mancata costituzione di parte civile della Società in sede di procedimento penale, invita gli amministratori ed il Socio a tutelare gli interessi patrimoniali della società nelle opportune sedi giudiziarie.”

Analisi gestionale. Ciclo dei rifiuti

La città di Roma produce ogni anno circa 1.800.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani. La stragrande maggioranza di questi sono stati per decenni smaltiti all’interno della discarica di Malagrotta. L’Ama, storicamente, si è sempre occupata della parte onerosa dell’intera filiera, come la raccolta dell’immondizia e lo spazzamento delle strade, mentre ha lasciato la parte redditizia in mano al privato. Le basse tariffe di smaltimento – adottate dalla Co.La. Ri. per l’invaso della Valle Galeria- hanno reso per anni sconveniente la ricerca di qualsiasi alternativa, inoltre si è scelto di risparmiare ulteriormente non trattando i rifiuti e quindi interrando il c.d “tal quale”. Nonostante l’Ama per anni abbia beneficiato dei costi contenuti della discarica di Malagrotta, vive comunque una situazione finanziaria a dir poco disastrosa. Sebbene questo modus operandi sia andato avanti per oltre 35 anni, tant’è che nell’invaso in questione sono stati smaltiti circa 40 milioni di tonnellate di spazzatura. Tali scellerate scelte hanno pesantemente condizionato l’intera filiera, infatti Roma è lontana dagli obiettivi di raccolta differenziata prestabiliti dalle direttive europee e dalle leggi nazionali, in più la Capitale risente di un notevole ritardo rispetto all’impiantistica necessaria alla selezione ed al trattamento sia dei rifiuti differenziati che di quelli indifferenziati. Tant’è che il Collegio Sindacale “rileva l’inadeguatezza degli impianti, la dipendenza da terzi nello smaltimento dei rifiuti e la non piena efficienza e manutenzione degli impianti esistenti, ponendo l’accento anche sui fermi impianti che hanno interessato la gestione.”

Il “modello” di gestione dei rifiuti di Roma incentrato quasi esclusivamente sull’uso della discarica venne finalmente messo in discussione allorquando la Commissione europea, in data 17 giugno 2011, riaprì la procedura di infrazione per la discarica di Malagrotta. Bruxelles riavviò il procedimento (n. 2011/4021) contro l’Italia perché da anni nell’invaso di Cerroni venivano smaltiti rifiuti non trattati, violando la direttiva 1999/31/CE. La Commissione ritenne che la separazione della spazzatura destinata a discarica doveva consistere in processi che, oltre a modificare le caratteristiche dei rifiuti allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa e di facilitarne il trasporto o favorirne il recupero, dovevano avere altresì l’effetto di evitare o diminuire nel miglior modo possibile ripercussioni negative sull’ambiente nonché rischi per la salute umana.

La denuncia della Commissione europea, nel frattempo trasformatasi in deferimento alla Corte di Giustizia, ha costretto gli attori istituzionali a chiudere Malagotta (1 ottobre 2013) ed ha indotto l’Ama ad avviare un percorso estremamente dinamico, anche se non privo di insidie. L’elemento di novità è rappresentato dalla stipula, avvenuta il 4 agosto del 2012, da parte del Ministero dell’Ambiente, Regione Lazio, Provincia di Roma, Roma Capitale ed il Commissario delegato per il superamento dell’emergenza ambientale, del protocollo di intesa denominato “Patto per Roma”. Questo accordo prevede l’avvio di un percorso virtuoso che dovrebbe consentire alla città di:

–       Adeguare il ciclo dei rifiuti al quadro normativo di riferimento, con particolare riguardo a quanto previsto dal D.Lgs 36/2003, dal D.Lgs 152/2006 e dalla Direttiva 2008/98/CE.

–       Assicurare il superamento delle condizioni che hanno portato l’Unione europea a comminare una procedura di infrazione all’Italia, con riferimento al conferimento presso la discarica di Malagrotta di rifiuto non sottoposto a previo trattamento.

–       Rispettare le indicazioni della normativa regionale di riferimento (piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio, approvato dal Consiglio regionale a gennaio 2012).

Il protocollo attribuisce un ruolo centrale allo sviluppo della raccolta differenziata ed all’evoluzione della filiera impiantistica. Due obiettivi strategici che, negli anni, l’Ama ha abbondantemente trascurato e che invece oggi sono improcrastinabili.  La Capitale ha accumulato ritardi strutturali, cosicché oggi l’Ama rischia di pagare un prezzo molto alto, tant’è che i costi di gestione dell’azienda rischiano di aumentare vertiginosamente almeno per tre motivi:

1)    Dal giugno del 2011, data in cui è stato proclamato lo stato d’emergenza per la gestione dei rifiuti nella Provincia di Roma, fino al febbraio 2013, sono stati di volta in volta individuati i seguenti territori per l’apertura di una o più discariche: Quadro Alto (Riano), Corcolle (Roma), Pizzo del Prete (Fiumicino) Pian dell’Olmo (Roma), Monte Carnevale (Roma), Monti dell’Ortaccio (Roma). Il gioco dell’oca, però, non ha prodotto nessun risultato per problemi tecnico scientifici riguardanti le zone prescelte. Con l’elezione di Nicola Zingaretti e di Ignazio Marino la strategia per risolvere l’annoso problema è cambiata. Infatti è stata abbandonata la strada dell’individuazione di una mega discarica passando al possibile uso di invasi già esistenti – come quello per rifiuti speciali in località Falcognana (Rm) e dell’altro ubicato a Cupinoro (Anguillara) – e alla contemporanea esportazione della monnezza a Sogliano al Rubicone (Forlì-Cesena) e a Chivasso (Torino), operazione quest’ultima che costa intorno ai 75 mila euro al giorno. L’esportazione dei rifiuti fuori regione comporta per l’Ama un costo aggiuntivo ragguardevole.

2)    La denuncia della Commissione europea tramite l’apertura della procedura di infrazione sulla discarica di Malagrotta, ha avuto come primo positivo effetto quello di indurre gli attori istituzionali competenti ad adoperarsi per far si che funzionassero gli impianti di trattamento meccanico biologico ubicati a Roma, macchinari che prima dell’ammonimento di Bruxelles lavoravano pochissimo. Con il passar del tempo i 4 Tmb di Roma (due di proprietà dell’Ama e due di Co.La.Ri) hanno aumentato la loro efficienza quantitativa. Pur tuttavia non avendo nello stesso lasso di tempo aumentato in maniera consistente la raccolta differenziata, il trattamento di ingenti quantità di indifferenziato ha portato inesorabilmente all’aumento dei costi. Tanto è vero che per il 2012 l’Ama ha avuto un aumento dei costi pari a 10.672.000 euro rispetto al 2011 per prestazioni di terzi relative al trattamento dei rifiuti. Bisogna segnalare come tali spese per il 2013 sono comunque destinate a crescere visto che come segnala l’Ama nel rendiconto 2012: “sotto il profilo del trattamento del rifiuto si evidenzia come l’azienda raggiunga al 31 dicembre 2012 un valore complessivo del 40% (..) conseguentemente risulta ancora eccessivo, rispetto agli obiettivi, l’utilizzo della discarica che continua a rimanere per l’azienda il mezzo più economico di smaltimento (ancorché vietato dalla legislazione comunitaria). Si registra nel dettaglio un incremento (+6% circa) delle tonnellate di rifiuti trattati presso gli impianti aziendali rispetto all’esercizio precedente ma resta comunque elevato il ricorso agli impianti dei privati (il quale genera comunque un costo aggiuntivo) che si attesta al 15%.” Il bilancio 2012 dell’Ama fornisce anche un’informazione complessiva rispetto al totale dei rifiuti trattati . E’ interessante notare come – nonostante l’apertura della procedura di infrazione su Malagrotta e la conseguente dichiarazione da parte del Governo dell’emergenza ambientale per la provincia di Roma- durante tutto l’anno in questione si è continuato a buttare il c.d “tal quale” nell’invaso della Valle Galeria visto che – a dispetto degli annunci del Commissario, del Ministro dell’Ambiente, del Sindaco e del presidente della Regione – i 4 impianti di Tmb non hanno funzionato a regime.

 

 

 Bilancio 2012 (tonnellate)

%

Di cui avviati a trattamento (Ama) 

324.969

25%

Di cui avviati a trattamento (terzi)

192.502

15%

Di cui smaltiti in discarica

786.077

60%

Rifiuti indifferenziati totali

1.303.548

 

 

3)    L’aumento della percentuale di raccolta differenziata dovrebbe far aumentare sostanzialmente i ricavi dell’Ama ma purtroppo così non è. Infatti il deficit impiantistico collegato al riciclo, costringe l’azienda ad affidarsi a dei privati (in alcuni casi fuori regione) per trasformare quanto raccolto in materie prime seconde ed in compost di qualità. Più i romani diventano virtuosi, più la percentuale di raccolta di plastica, vetro e alluminio aumenta, meno l’ Ama incassa. Nel 2009 gli introiti per una tonnellata di multimateriale erano pari a oltre 20 euro. Nel 2013 per una tonnellata il ricavo è stato di 11,09 euro. Un assurdo paradosso che ha una sola spiegazione: gli impianti di selezione di plastica, vetro e alluminio dell’ Ama sono fermi e l’ azienda è costretta ad affidare a terzi la selezione del materiale, con un fortissimo aggravio dei costi. Lo dice chiaramente il rapporto semestrale della stessa azienda: “L’ impianto di Rocca Cencia nel corso del primo semestre 2013 ha operato esclusivamente come trasferenza di materiale, da destinarsi ad altri impianti di selezione. L’ attività di trasferenza ha gestito complessivamente 20.352 tonnellate nel corso del primo semestre 2013”. Vuol dire che le oltre 20mila tonnellate che sono arrivate a Rocca Cencia sono state ammassate qui solo per poi essere trasferite altrove, a spese dell’ Ama, dunque dei romani. Stesso discorso per l’ altro impianto di selezione del multimateriale di via Laurentina: inattivo anche quello, con la frazione secca avviata ad altri stabilimenti. “L’ impianto di Rocca Cencia è fermo da quattro anni perché vecchio e rotto – racconta Natale Di Cola, segretario Cgil Funzione pubblica Roma e Lazio – solo quest’ anno con colpevole ritardo è stato redatto uno studio di ristrutturazione. Chissà quando ci sarà la riapertura. Intanto la percentuale di raccolta differenziata aumenta e così i costi che deve affrontare l’ Ama per affidare a terzi la selezione dei materiali. Tutto questo è frutto di una gestione dissennata e miope”. Nel 2009 gli incassi della differenziata sono stati di 7 milioni 702mila 604 euro. Nel 2010 si sentono già gli effetti della chiusura di Rocca Cencia: 6 milioni 498mila 447 euro. Nel 2011 i ricavi ammontano a 6 milioni 280mila 634 euro, nel 2012 a 6 milioni 400mila e 982 euro, nel 2013 scendono a 6 milioni e 100mila euro. E non basta fare la semplice differenza e dire che dal 2009 al 2013 l’ Ama ha perso oltre un milione e 600mila euro. Perché, come fa notare Di Cola, se l’ incasso a tonnellata fosse rimasto di 20 euro come nel 2009, quest’ anno l’ Ama, con le sue 550mila tonnellate di differenziata raccolte, avrebbe ricavato non 6 milioni e 100 mila euro, ma 11 milioni, il doppio. “Nel 2009 la percentuale della raccolta differenziata era del 20,66%, quest’ anno il presidente Piergiorgio Benvenuti promette che toccherà quota 40% entro fine 2013 – dichiara il segretario Cgil Funzione pubblica – Quindi è evidente che, mentre la raccolta differenziata raddoppia, i ricavi si dimezzano. Con una corretta gestione degli impianti l’ Ama avrebbe potuto incassare almeno il doppio di quello che ricavava nel 2009 e trasformare in risorsa la raccolta differenziata. Così non è stato, a ulteriore conferma dell’ incapacità di questo management”.

Arbitrati Co.La.Ri/Ama

Esistono due arbitrati tra la Co.La.Ri e l’Ama. Queste controversie potrebbero portare l’azienda a dover pagare ingenti quantità di denaro al Consorzio di Manlio Cerroni. Il primo arbitrato è arrivato a sentenza, infatti in data 08/02/2012 il collegio arbitrale ha condannato l’Ama al pagamento di una somma di euro 78,4 milioni al Co.La.Ri. La società ha impugnato il lodo arbitrale ed il procedimento è stato iscritto a ruolo in Corte di Appello. La controversia, tra le altre cose, si basa sulla richiesta della Co.La.Ri di maggiori oneri per la gestione post mortem della discarica di Malagrotta, a seguito del prolungamento da 10 a 30 anni del periodo di post gestione in base alla normativa comunitaria, implementata in Italia.

Il secondo arbitrato viene notificato ad Ama il 19 novembre 2012. Co.La.Ri ha promosso un giudizio arbitrale, ai sensi dell’art. 6 del contratto stipulato tra Ama e la medesima Co.La.Ri in data 30 giugno 2009, sottoponendo al vaglio del costituendo collegio arbitrale la questione relativa alla stipula ed ai contenuti di un nuovo contratto avente ad oggetto il conferimento ed il trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati prodotti nel territorio di Roma Capitale presso gli impianti di trattamento meccanico biologico denominati Malagrotta 1 e Malagrotta 2.

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