Derivati: Crotone batte Dexia. No al giudizio abbreviato

novembre 8, 2013
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La banca chiedeva un giudizio breve per essere assolta dall’accusa di aver aggirato il comune italiano su un caso di finanza strutturata. In ballo un contratto da 50 milioni di euro. Intanto la banca è stata condannata a pagare le spese legali
Qualche volta ci vuole un tribunale britannico per fare giustizia in Italia. Per la prima volta un ente pubblico del nostro paese, che aveva ristrutturato il proprio debito attraverso lo strumento dei derivati finanziari, ha ottenuto un provvedimento giudiziario favorevole in Inghilterra contro la banca di investimenti di cui si era servito. L’ente è italiano, la banca pure, ma il processo si è svolto a Londra, nella splendida cornice delle Royal Courts of Justice, e il giudice era inglese. Difesa dalla Pini Franco LLP, una “boutique law firm”, come si dice nel gergo della City parafrasando i “boutique hotel”, cioè un piccolo studio legale di alta qualità specializzato in determinati settori, la Provincia di Crotone ha così avuto ragione nella prima tappa della sua battaglia legale all’ombra del Big Ben contro la Dexia Crediop Spa.
Si sa che gli enti pubblici italiani, a partire dal nostro stato per arrivare a Regioni, province e comuni, sono indebitati. Ed è noto che usano una varietà di strumenti finanziari, dall’emissione di titoli e obbligazioni fino appunto ai derivati (ogni contratto o titolo il cui prezzo sia basato sul valore di mercato di uno o più beni), per ristrutturare il proprio debito. Non sempre però gli enti di minori dimensioni hanno il know-how necessario per comprendere come muoversi nella giungla dell’alta finanza: si affidano perciò spesso agli esperti delle societa’
di investimenti a cui si rivolgono. Ma ogni tanto, e in verità con crescente frequenza, nascono dei contenziosi dopo la firma dei contratti fra enti e banche, che vengono risolti nel foro giudiziario scelto dalle due parti come competente: e spesso, per quanto riguarda i derivati, uno strumento finanziario regolato dal diritto inglese, questo è il tribunale di Londra.

 

Il contratto firmato nel 2007 tra Crotone e la Dexia è stato successivamente esaminato dalla Corte dei Conti, che ha fatto dei rilievi alla provincia calabrese. Una verifica del contratto nel 2010, da parte di una società di analisi finanziarie, ha rilevato costi e provvigioni particolarmente onerosi per l’ente non conosciuti dall’ente alla sottoscrizione del contratto. Ritenendo di non essere stata sufficientemente informata dalla Dexia, la Provincia ha dunque chiesto di rinegoziare il contratto con la banca di investimenti attraverso una mediazione. Per tutta risposta la Dexia si è rivolta al tribunale londinese, chiedendo non solo un processo per lasciare le cose come stanno, ma anche un “summary judgment”, un giudizio sommario, ovvero più rapido, in modo da vedere celermente riconosciuta la validità ed efficacia dei contratti sottoscritti dalla Provincia di Crotone.
Nei giorni scorsi tuttavia il tribunale inglese ha ritenuto che le ragioni della Provincia possano essere fondate e ha rigettato la richiesta della Dexia di giudizio sommario, condannandola al pagamento delle spese legali di oltre 37 mila sterline (circa 43 mila euro). Secondo Rocco Franco, l’avvocato e senior partner dello studio legale Pini Franco che ha seguito con la partner Nicole Hirst la causa difendendo la Provincia di Crotone, “l’importanza del provvedimento della High Court of Justice sta nel fatto che il giudice Hamblen ha ritenuto che debbano tenersi in considerazione le circostanze relative alla conclusione dei contratti sui derivati, piuttosto che fare esclusivo affidamento sul solo contenuto del testo contrattuale, come invece sosteneva la Dexia, e che la Provincia di Crotone abbia reale prospettive di successo nel dimostrare la rivendicata misrepresentation, condannando la Dexia al pagamento delle spese di giudizio.”
Il processo ora continuerà, con rito pieno anziché sommario. In gioco ci sono somme considerevoli: un investimento in derivati intorno a 50 milioni di euro. E il giudizio inglese diventa un precedente importante, tenuto conto dei tanti enti pubblici in Italia, comuni, province e regioni, coinvolti in vari tipi di contenziosi amministrativi, civili e penali davanti ai Tribunali italiani e anche inglesi relativamente a derivati sottoscritti a decorrere dalla fine degli anni ‘90. Insomma, non sono solo i divorzi tra Vip e i conflitti tra oligarchi russi miliardari a regolare le loro questioni davanti al foro londinese: ora l’Alta Corte della capitale britannica fa giustizia anche tra enti e banche del nostro paese.

ENRICO FRANCESCHINI

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