L’imprenditrice che accusa Equitalia: «Tassi da usura», indaga la Procura

settembre 27, 2013
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La richiesta è salita da 1,2 a 1,7 milioni. La replica: «Denuncia pretestuosa e infondata».

L’onda del malcontento contro le cartelle di Equitalia arriva anche alla Procura e prende la forma di una inchiesta per usura a carico della società a capitale pubblico (Agenzia delle Entrate-Inps) incaricata della riscossione tributi. Al momento non ci sono indagati ma, a seguito di una denuncia trasmessa per competenza dagli uffici giudiziari di Torino, il pm Edoardo De Santis ha disposto una consulenza sui tassi applicati dalla spa di via Grezar sulle somme dovute da una imprenditrice.

Da 1,2 milioni di euro di tasse e contributi non versati la donna è arrivata a sentireste chiedere oltre 1,7. Un rincaro che, secondo la perizia allegata alla denuncia, configura un superamento della soglia degli interessi da usura indicata sulla Gazzetta Ufficiale.

A giudizio del pubblico ministero, ci sono elementi meritevoli di approfondimento dal punto di vista legislativo – per chiarire in quale quadro si muove Equitalia e con che autonomia – e anche più strettamente contabile e tributario: è necessario stabilire se le voci sotto le quali la spa applica questi rincari siano legittime.

Secondo la consulenza di parte, affidata a Federitalia, associazione della agguerrita Wally Bonvicini con sede a Parma che sta conducendo battaglie in tutta Italia contro la società oggi presieduta da Attilio Befera, la soglia sarebbe ampiamente superata con alcuni indebiti rincari sotto la voce sanzioni e anatocismo (gli interessi sugli interessi) «Sono stati applicati interessi di mora superiori a quelli consentiti dalla legge equivalenti a 15.524 euro – si legge a conclusione dei calcoli contenuti nel documento allegato alla denuncia – e il Taeg (Tasso annuo effettivo globale), cioè il costo sostenuto dal contribuente relativo all’attività di riscossione di Equitalia, varia rispetto al capitale impiegato toccando punte del 36 per cento, superiori a qualsiasi soglia consentita dalla legge». In caso di usura, la legge 3 del 2012 prevede la restituzione di tutti gli interessi e sanzioni.

Su questa linea Federitalia ha finora ottenuto nelle Procure di tutta Italia esiti contrastanti. A fronte di alcune archiviazioni, da ultima quella di Varese, ci sono anche parziali vittorie. Il 27 maggio scorso, ad esempio, il gip di Modena Domenico Truppa, ha archiviato una querela analoga a quella dell’imprenditrice torinese rilevando però che «di fronte alla sofferenza economica di una generazione di lavoratori, imprenditori e famiglie, lo spettro di complesse situazioni debitorie ormai difficilmente sanabili viene esorcizzato attraverso la prospettazione di un uso illegittimo della potestà impositiva ed esattoriale». Spiegando poi che se di usura non si può parlare, poiché Equitalia si limita a riscuotere, tuttavia neanche si può parlare di calunnia nei confronti della spa poiché «le conseguenze della ipotetica fondatezza dell’ipotesi del reato sono tutt’altro che trascurabili».

Diverso il caso che pende a Santa Maria Capua Vetere, dove il 24 ottobre ci sarà la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio a carico dell’ex direttore di Equitalia Caserta per un debito lievitato da 82mila a 109mila euro in un anno. Ma ricorsi ci sono ormai ovunque.La Commissione tributaria provinciale di Latina, sulla scia di quelle di Torino e Roma, ha stabilito che l’aggio applicato da Equitalia può essere considerato «aiuto di Stato» suscettibile di falsare il gioco della concorrenza. E ha sollevato il caso davanti alla Corte di Giustizia Ue di Lussemburgo. Lo stesso aggio è stato al centro di un caso politico nella spending review del governo Monti, in base alla quale è stato abbassato di un punto percentuale.

Dal canto suo Equitalia sottolinea come «le denunce di usura nei confronti della società sono del tutto pretestuose e infondate. Innanzitutto perché Equitalia non concede prestiti, requisito per il reato di usura, ma riscuote tributi. E poi perché l’ammontare di interessi, sanzioni e aggio è stabilito dal legislatore».
Il faldone arrivato da Torino è uno dei primi, se non il primo in assoluto, a trasformarsi in inchiesta della Procura capitolina. Un eventuale giudizio sfavorevole a Equitalia, ovunque arrivi, avrebbe un prevedibile effetto valanga sul numero e gli esiti delle centinaia di altre cause intentate da privati e imprese

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_settembre_27/equitalia_tassi_usura_indagine-2223325362803.shtml

 

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