Ecomafia 2013: rapporto annuale di Legambiente

giugno 18, 2013
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È la Campania a guidare anche quest’anno la classifica dell’illegalità ambientale nel nostro Paese.

‘Ecomafia 2013′, il rapporto annuale di Legambiente, grazie al contributo delle Forze dell’ordine, presenta un quadro sempre preoccupante dell’intromissione del sistema criminale nella gestione delle risorse ambientali.
E’ un’economia purtroppo sempre florida. I numeri dell’illegalità ambientale in Italia parlano chiaro. Il rapporto rileva, infatti, che il giro di affari legato all’illegalità ambientale, il fatturato dell’Ecomafia, è di 16,7 miliardi.
Basti pensare che per eliminare l’Imu e scongiurare l’aumento di un punto dell’Iva serve un fabbisogno complessivo di 8 miliardi.
Il giro d’affari è costruito su un volume di 34.120 reati, con 28.132 persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri. Un fatturato gestito da numerosi clan: 302 quelli censiti nel 2012.
I numeri degli illeciti ambientali accertati lo scorso anno delineano “una situazione di particolare gravita'”, avverte Legambiente. Il 45,7% dei reati e’ concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) “seguite dal Lazio, con un numero di reati in crescita rispetto al 2011 (+13,2%)” e dalla Toscana, che sale al sesto posto, con 2.524 illeciti (+15,4%). Prima regione del Nord Italia, la Liguria (1.597 reati, +9,1% sul 2011). Da segnalare per l’incremento degli illeciti accertati anche il Veneto, con un +18,9%, e l’Umbria, passata dal sedicesimo posto del 2011 all’undicesimo del 2012.
Crescono nel 2012 anche gli illeciti contro gli animali e la fauna selvatica (+6,4% rispetto al 2011), sfiorando quota 8.000, a una media di quasi 22 reati al giorno.
Pero’ ha il segno piu’ anche il numero di incendi boschivi che hanno colpito il nostro paese: esattamente +4,6% rispetto al 2011, un anno orribile per il nostro patrimonio boschivo dato che aveva fatto registrare un picco del 62,5% rispetto al 2010.
In Campania è prima con 4.777 infrazioni accertate (nonostante la riduzione rispetto al 2011 del 10,3%), 3.394 persone denunciate e 34 arresti. E il discorso vale sia per il ciclo illegale del cemento sia per quello dei rifiuti.
Nel ciclo del cemento bisogna segnalare il secondo posto della Puglia, che per numero di persone denunciate risulta essere la prima regione d’Italia; la leadership tra le regioni del Nord della Lombardia; la crescita esponenziale degli illeciti accertati in Trentino Alto Adige, quasi triplicati in un anno; il balzo in avanti della Basilicata, che con 227 illeciti arriva al decimo posto (nel 2011 era quindicesima). Nel ciclo dei rifiuti spiccano l’incremento dei reati registrato in Puglia (+24%), al terzo posto dopo Campania e Calabria, e il quinto posto raggiunto dalla Sardegna. Anche in questa filiera  illegale la provincia di Napoli è al primo posto in Italia, seguita da Vibo Valentia, dove si registra un + 120% di reati accertati rispetto al 2011.

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