Fecondazione artificiale La Regione: meno code e più trasparenza

maggio 9, 2013
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Buone notizie per le coppie che non riescono a avere figli: entro un anno la Regione verificherà e controllerà in tutte le strutture pubbliche (7) e private (43) del Lazio che si occupano di Procreazione medicalmente assistita (Pma) i requisiti tecnici e professionali. Inizia così un nuovo percorso per dare «trasparenza operativa, chiarezza normativa, migliore assistenza e liste d’ attesa più corte». Sono gli obiettivi del decreto firmato ieri da Nicola Zingaretti per «porre fine così a una lunghissima fase d’ incertezza che durava dal 2004». Tutti i centri che si occupano di Pma, infatti fino a oggi avevano l’ accreditamento provvisorio. «Finalmente il Lazio non sarà più l’ unica Regione italiana senza una disciplina normativa sulla fecondazione assistita – dice Teresa Petrangolini, consigliere regionale Pd -. Con l’ adozione di questo percorso si introducono norme a tutela di operatori e, soprattutto, dei cittadini ed il Lazio si allinea ai sistemi più efficienti adottati già da tempo in altre Regioni». Tra un anno, quando il sistema sarà a regime, «non vedremo più tante donne e tante coppie spendere soldi fuori della Regione o rivolgersi esclusivamente a strutture private – sostiene Petrangolini -. Oggi il Lazio paga alle altre Regioni dai 3 mila ai 4 mila euro a donna per la fecondazione assistita, per non contare i costi in ticket, vitto, viaggio e alloggio a carico dei cittadini». Inoltre il problema procreazione «riguarda tante persone – aggiunge la Petrangolini -, nel Lazio una coppia su quattro ha problemi di fertilità». Nel documento sono definite norme, passaggi e tempistica per il processo autorizzativo e di accreditamento. Tutte le strutture «dovranno inoltrare la domanda in via informatica, attraverso la piattaforma Lait – secondo uno schema già definito – entro il prossimo 31 luglio», spiegano dalla Regione. Da questa data partiranno le verifiche struttura per struttura per l’ accertamento del possesso dei requisiti. I controlli sono affidati ad una Commissione mista, composta da tecnici del Centro nazionale trapianti e delle Asl. Il percorso dovrà concludersi entro il 30 giugno 2014. «Fino a oggi ogni centro si è comportato in modo differente dall’ altro – sostiene Maria Paola Costantini, avvocato di Cittadinanzattiva -, tanto per i costi quanto per l’ accettazione».

Corriere della Sera

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